I Clash hanno rivelato dettagli interessanti per il 30° anniversario di ‘London Calling’.
Uscito originariamente il 14 dicembre December 14 del 1979, l’album verrà riedito ed avrà una tracklist differente rispetto a quella proposta per il 25° anniversario.
L’album si compone di 19 brani, di Joe Strummer e Mick Jones, tranne The Guns of Brixton di Paul Simonon, Brand New Cadillac di Vince Taylor e Revolution Rock di Jack Edwards e Danny Ray.
London Calling compare nella lista dei 500 migliori album secondo Rolling Stone alla posizione numero 8, considerato sempre da Rolling Stone come il migliore album degli anni ‘80, pur essendo uscito nel dicembre 1979.
Oltre a video clip e filamti amtoriali , la riedizione conterrà anche il documentario ‘The Last Testament: The Making of London Calling‘ di Don Letts
La tracklist di ‘London Calling: 30th Anniversary Legacy Edition’ sarà:
‘London Calling’
‘Brand New Cadillac’
‘Jimmy Jazz’
‘Hateful’
‘Rudie Can’t Fail’
‘Spanish Bombs’
‘The Right Profile’
‘Lost In The Supermarket’
‘Clampdown’
‘The Guns Of Brixton’
‘Wrong ‘Em Boyo’
‘Death Or Glory’
‘Koka Kola’
‘The Card Cheat’
‘Lover’s Rock’
‘Four Horsemen’
‘I’m Not Down’
‘Revolution Rock’
‘Train In Vain’
‘The Last Testament: The Making of London Calling’ DVD, including:
‘London Calling’ music video
‘Train In Vain’ music video
‘Clampdown’ music video
Home video footage of The Clash recording in Wessex Studios
Sembra proprio non riescano a stare con le mani in mano, e così gli Stereophonics sono pronti a pubblicare il loro settimo album in studio, “Keep calm and carry on”, la cui uscita è prevista per il 16 novembre. Il disco è composto da dodici nuove canzoni e sarà disponibile anche in versione deluxe con un dvd in cui il gruppo esegue dal vivo l’album. Ad anticipare il disco c’è il singolo “Innocent”, nei negozi di dischi dal 9 novembre, ma il cui video è già disponibile da tempo su youtube. Da marzo gli Stereophonics saranno in tour in Inghilterra: per ora fissate sette date, ma non mancheranno le apparizioni ai festival estivi.
In casi come questi, la frase che si dice è sempre la stessa: “è il disco della maturità”. Ma gli Arctic Monkeys non erano immaturi, perché i loro primi due dischi (“Whatever People Say I Am, That’s What I’m Not” e “Favourite Worst Noghtmare”) sono tutt’altro che lavori giovanili o incompleti, ma indicano una strada percorsa a duecento all’ora, con il piede sempre ben spinto sull’acceleratore. Con “Humburg”, invece, le scimmie glaciali fanno il salto di qualità, riescono a cambiare pur rimanendo se stessi. Dieci pezzi che danno la sensazione di un appartamento perfettamente arredato, dove ogni cosa (e nota) è al suo posto, lasciando comunque intatte le emozioni che – a volte – la precisione sembra quasi soffocare. Con Humburg gli Arctic Monkeys non perdono velocità, ma guidano più sicuri e la sensazione per l’ascoltatore è quella di viaggiare comodi, in prima classe, magari lungo il deserto dove hanno deciso di registrare questo lavoro. 


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